L'accompagnamento spirituale
(Da una traccia per il seminario di formazione sull'accompagnamento)
L'accompagnamento spirituale persegue la finalità di promuovere un processo di maturazione interiore, che aiuti la persona a vivere i valori cristiani e religiosi in modo sempre più completo. Inoltre, l'accompagnamento tende ad aiutare la persona a precisare la propria identità e a diventare membro attivo della comunità.
Lo strumento utilizzato per l'aiuto spirituale personale, oltre alla preghiera, è il colloquio. Il colloquio può essere occasionale e unico ("colloquio") o essere inserito in una continuità relazionale concordata ("accompagnamento" vero e proprio).
Il colloquio d'aiuto spirituale si distingue da quello terapeutico: la persona da aiutare non è da accogliere come un malato, ma come un credente sano. Tuttavia, la psicologia offre un buon metodo per il colloquio d'aiuto, già collaudato e centrato sulla persona (C. Rogers). Lo psicologo serio riconosce l'unità psicosomatica della persona; d'altra parte l'accompagnatore spirituale ben preparato tiene presente che la persona che si rivolge a Dio è spinta dalla mozione soprannaturale ma anche da esigenze umane (ideali, desideri, incertezze, ansie, paure) che spesso vanno oltre quanto lei espone a chi accoglie la sua comunicazione spirituale.
Alcuni elementi distinguono quindi la relazione terapeutica da quella d'accompagnamento, eccone i principali (B. GIORDANI - A. MERCATALI).
| Colloquio terapeutico | Colloquio spirituale |
|---|---|
| Mira a de-condizionare la persona, non a promuovere la sua fedeltà religiosa | Contiene una funzione profetica e una mediazione della rivelazione |
| Il terapeuta rispecchia i movimenti del cliente ma non illumina sui valori | L'accompagnatore presenta i valori e le mete spirituali |
| Offre al cliente la possibilità di vedere in modo chiaro la sua situazione senza coinvolgersi personalmente | Si coinvolge personalmente nel dialogo offrendo la propria esperienza a testimonianza di quanto dice |
| Non testimonia verità rivelate e valori personalmente vissuti | Mette a disposizione le motivazioni che animano la propria fede e le proprie scelte |
Si può distinguere tra un colloquio spirituale "ampio" e uno "stretto". Il primo assomiglia molto ad un'attività di consiglio (counseling): si cerca di risolvere insieme difficoltà psicologiche, metodologiche o di comprensione che ostacolano la vita spirituale, la preghiera o la vita comunitaria. Il secondo è una vera e propria "direzione spirituale": si cerca di aiutare la persona a trovare la propria identità cristiana, ad instaurare un giusto rapporto con Dio e con la comunità, a dare un significato spirituale a tutti gli eventi della vita, a discernere la volontà di Dio su di lei e ad impegnarsi sempre più nella fedeltà ai propri doveri morali e religiosi. In una relazione d'accompagnamento si deve passare a poco a poco (se si è chiamati) dal colloquio "ampio" a quello "stretto", rispettando i tempi e le vicende della persona accompagnata.
Gli elementi costitutivi d'ogni buon colloquio spirituale sono i seguenti.
a) Nel colloquio si aiuta la persona a percorrere l'itinerario di perfezione che corrisponde alla sua specifica vocazione: la finalità è sempre soprannaturale.
b) Il colloquio spirituale è svolto non solo da sacerdoti ma anche da religiose e da laici; può includere il perdono ma non è il sacramento della riconciliazione.
c) Le due persone si muovono sul piano della fede, non solo su quello della prudenza umana: il riferimento alla Parola di Dio e alla grazia è indispensabile.
d) Nel colloquio si tiene conto della presenza e dell'azione di Dio: si giunge alla pienezza quando interviene una terza parola esterna, che supera e porta luce.
e) Non va dimenticata la dimensione psicologica; aiuta molto la conoscenza del temperamento e delle disposizioni delle persone: davanti ad eventuali patologie naturali si deve rinviare l'accompagnato a specialisti o a terapisti.
Per condurre un buon accompagnamento si richiede anche un'adeguata preparazione teologica, specialmente nei campi della spiritualità e della morale, e in alcune scienze umane, come psicologia, pedagogia e filosofia. Rimane in ogni caso il difficile compito dell'applicazione dei principi e metodi teorici e universali ad una relazione interpersonale particolare, la quale si propone non solo di promuovere la libertà della persona ma anche di aiutarla a cogliere l'azione dello Spirito Santo.
Nella pedagogia moderna ci si orienta a svolgere l'opera educativa basandosi su rapporti interpersonali a "tu per tu"; l'aiuto che una persona può dare ad un'altra che ricorre a lei consiste nel promuovere un processo di crescita, cioè un apprendimento. "Apprendere" significa non solo sapere, ma modificare in senso migliorativo il proprio comportamento, interamente o in qualche settore. Ogni vero apprendimento comporta un qualche "cambiamento". Aiutare qualcuno a crescere vuol dire portarlo ad un graduale miglioramento nel modo di pensare, di sentire e di agire. I principi che regolano ogni processo di crescita sono i seguenti.
1. Il cambiamento richiesto dalla crescita è anzitutto opera della persona, inizia da lei con l'azione dello Spirito Santo: è la tendenza attualizzante (C. Rogers) che riduce notevolmente il ruolo dei fattori esterni.
2. E' necessario aiutare la persona a prendere sempre più coscienza delle risorse che possiede, delle carenze che la condizionano, dei bisogni che originano il suo dinamismo di base, dei valori a cui si ispira.
3.La crescita deve essere armonica e comportare lo sviluppo di tutte le funzioni psichiche e spirituali: insistere su una virtù o su un vizio, su una pratica o un modo di pregare rischia di portare a delle deformazioni.
4.E' importante esigere tutto ciò che la persona è in grado di dare, cercando di aumentare gradualmente la richiesta: il processo di apprendimento viene per gradi e presenta una sequenza che va rispettata.
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