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Una relazione d'aiuto che facilita l'incontro con Dio e l'esperienza spirituale: accompagnare con la Parola di Dio

(Estratto da una traccia per il seminario di formazione sull'accompagnamento)

Nelle diverse comunità ecclesiali si assiste oggi ad un rinnovato gusto per la preghiera personale, soprattutto con la Parola di Dio, cioè la Bibbia.

E' un'attrattiva e un'attività buona ma può presentare anche alcune ambiguità. Ci può essere nella persona che prega un vero desiderio di incontrare il Dio vivente, ma anche una possibile fuga nello spirituale di fronte alla durezza di una società che presenta poche speranze per l'avvenire.

E' necessario che le persone che avvertono queste esigenze spirituali incontrino sul loro cammino persone che li aiutino ad andare avanti e a crescere, che non temano le illusioni e gli scoraggiamenti che possono presentarsi a chi si mette sulla strada della ricerca di Dio.

E' da tenere presente che la Parola di Dio non dà solo e sempre consolazioni e quiete; essa può anche suscitare interrogativi, esigenze e desolazioni, cui bisogna far fronte con un esercizio di fede che si approfondisce sempre di più. L'accompagnatore attinge le conoscenze necessarie all'aiuto spirituale della persona accompagnata soprattutto dalla sua esperienza personale, umana e spirituale, in particolare però dalla preghiera e dallo studio della Parola di Dio.

L'accompagnatore spirituale è chiamato in ogni modo a fornire alla persona accompagnata dei punti di riferimento che l'aiutino a progredire nella sua relazione con Dio. Possono essere suggerimenti semplici, anche materiali: come prestare attenzione al momento della preghiera, alla durata, al brano biblico da scegliere, ecc.

Partendo da un testo della Sacra Scrittura, l'accompagnatore permette alla persona accompagnata di parlare della sua preghiera in un quadro oggettivo, fornito proprio dalla Parola di Dio. Senza la mediazione della Parola di Dio, la persona umana fa spesso fatica a dire qualcosa sulla sua relazione con il Signore, per una forma di pudore naturale. L'accompagnamento spirituale è un aiuto temporaneo e strumentale che una persona dà ad un'altra, affinché quest'ultima possa riconoscere l'azione di Dio in lei (notare, interpretare e spiegare) e rispondere a quest'azione, al fine di realizzare progressivamente l'unione con Dio e l'imitazione di Cristo (cfr. W. A. BARRY - W. J. CONNOLY).

Un primo elemento fondamentale cui l'accompagnatore spirituale deve prestare attenzione è la fedeltà al dato oggettivo della Parola di Dio, interpretato nella fede della Chiesa Cattolica, di cui egli è in quel momento il rappresentante e il mediatore. Questo dato oggettivo si può definire come "il messaggio della salvezza comunicatoci da Gesù Cristo, attraverso la sua incarnazione, vita pubblica, morte e risurrezione e offertoci oggi dalla Chiesa". A partire da questo dato oggettivo e sapendo che Dio chiama ogni persona all'imitazione di Gesù Cristo, l'accompagnatore ha il compito di aiutare l'accompagnato a comprendere il significato della sua chiamata e a modellare il suo essere proprio su quel significato.

Lo scopo dell'accompagnamento è introdurre la persona accompagnata ad una interpretazione della sua vita alla luce della Parola di Dio, in modo tale che le sue azioni e le sue vicissitudini siano vissute come il luogo dell'incontro fra la sua libera iniziativa e quella di Dio. E' questa un'integrazione che interessa ogni cristiano, ma soprattutto le persone consacrate. Essa permette di accorgersi che nell'operare non si sta attuando solo una serie d'iniziative personali che rispondono a domande pratiche, ma attraverso l'operare si sta intessendo un dialogo con Dio. E' l'invito di S. Ignazio a cercare e trovare Dio in tutte le cose (Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, 236a).

L'agire umano è un luogo di dialogo in cui s'incontrano l'attività libera della persona e il lavoro di Dio nel cuore della libertà umana. L'accompagnamento spirituale consiste nell'aiutare lo sviluppo della relazione tra Dio e la persona accompagnata.

Le persone direttamente coinvolte nell'accompagnamento sono tre: il Signore, attraverso la sua Parola e il suo Spirito; l'accompagnato e l'accompagnatore. La relazione dell'accompagnatore con l'accompagnato può essere decisivo perché cresca la relazione tra il Signore e la persona accompagnata, tuttavia è da ricordare che la relazione tra il Signore e l'accompagnato conserva un'autonomia dalla relazione tra l'accompagnatore e l'accompagnato. Essa è prioritaria: il Creatore agisce direttamente con la sua Creatura (Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, 15c).

La persona che inizia un cammino di accompagnamento spirituale è come un viaggiatore che ha percorso un buon tratto di strada ed è già abbastanza lontano dal suo punto di partenza. Egli ha superato l'ansia dei preparativi, propria di chi si mette in cammino, ma è ancora troppo distante dall'arrivo per pensare unicamente alla sua meta. Ha cominciato a riflettere sul viaggio e a ciò che gli accade lungo il percorso. L'accompagnatore gli offre una relazione che non è solo di tipo amicale, né assomiglia alla relazione maestro-discepolo; essa è un mezzo per aiutare la persona in cammino a incontrare il Signore della sua vita e a giungere alla pace interiore. La relazione d'accompagnamento usa come mezzo comunicativo soprattutto la condivisione di esperienze e conoscenze acquisite nella preghiera, nello studio e nella vita.

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Accessibilità - ultimo aggiornamento: 21/11/2011 16.47.19

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