La contemplazione ignaziana
Invitando ed insegnando negli Esercizi la preghiera contemplativa, Ignazio propone la contemplazione dei misteri della vita di Cristo. Alcune pagine del libretto ignaziano contengono brevi appunti su queste contemplazioni [cfr i nn. 261-312]. Si tratta di contemplare i misteri della vita di Cristo ma occorre comprendere bene i termini usati da Ignazio affinché si possa procedere con serenità verso una maggiore unione con Dio.
I MISTERI DELLA VITA DI CRISTO NOSTRO SIGNORE
Nota. Bisogna avvertire che in tutti i misteri seguenti, le parole racchiuse tra parentesi sono del Vangelo stesso e quelle che stanno fuori non lo sono; in ciascun mistero, generalmente, si troveranno tre punti per meditare e contemplare in essi con maggiore facilità.
[ES 261]
Il primo termine importante è quello di «mistero», da non comprendersi in modo troppo contemporaneo e televisivo (mistero = incomprensibile). Nel linguaggio religioso scolastico usato da Ignazio «mistero» è sinonimo di «episodio» della vita di Gesù Cristo. La Chiesa usa da sempre questo termine per indicare gli avvenimenti della vita del suo Salvatore, i quali avendo come protagonista Gesù, pienamente uomo e pienamente Dio, per essere compresi in profondità richiedono la fede, cioè una conoscenza che nasca dall’amore e colga la sua divinità e la sua trascendenza. Si può quindi usare il termine mistero come sinonimo di episodio della vita di Cristo; ad esempio, la nascita, la presentazione al tempio, la guarigione dell’emorroissa, la risurrezione, ecc. sono tutti misteri della vita di Cristo.
In questo contesto teologico e spirituale, il termine «contemplazione» significa in qualche modo «rivivere» l’episodio, come se noi vi fossimo presenti e come se si svolgesse adesso proprio per noi. La contemplazione dei misteri segue la prospettiva dei sacramenti, i quali ci permettono di partecipare alla vita di Cristo e di riceverne la grazia. Ad esempio, nella teologia dell’eucaristia i teologi hanno ultimamente ripreso un’espressione antica per esprimere il significato del sacramento e di tutti i sacramenti: la «ripresentatio». I sacramenti comportano la ripresentazione di Cristo a noi oggi e di noi a Cristo, attraverso i segni sacramentali e le parole del sacerdote. Un qualcosa di analogo avviene anche nella contemplazione dei misteri di Cristo negli esercizi ignaziani: si tratta di essere ripresentati dallo Spirito Santo alla storia di Gesù per ricevere la sua parola e la sua grazia. In tal modo ogni «mistero» diventa «sacramento», in senso analogico, poiché ogni mistero permette di partecipare alla vita di Cristo e di riceverne la salvezza. Non si tratta certo della grazia sacramentale, perché la Chiesa ha definito quali e quanti sono i sacramenti che accompagnano e salvano la vita del credente. Tuttavia, nella preghiera contemplativa ignaziana c’è una dinamica analoga: si è portati dallo Spirito a rivivere un episodio della vita di Cristo, come se si fosse lì presenti, e a riceverne la grazia salvifica. Si può aggiungere che nei sacramenti ci sono i segni materiali, come l’acqua, il pane, il vino, l’olio, ecc.; analogicamente, nella contemplazione dei misteri i segni che mediano la grazia sono le «immagini», cioè le ricostruzioni che lo Spirito opera con la nostra memoria e la nostra immaginazione. Ovviamente, le immagini della preghiera contemplativa vanno interpretate: esse hanno un valore simbolico, non storico. Il ruolo delle immagini è di veicolare una grazia salvifica, non di aggiungere nuove conoscenze a quelle bibliche; attraverso il loro valore simbolico la grazia giunge sia come rivelazione personale, di cui è necessario comprendere il significato, sia come una vera e propria salvezza di conversione o di perfezione.
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