Costituzioni n. 84-85
84] 29. Quando uno va a far da cucina o ad aiutare chi la fa, deve obbedire al cuoco con grande umiltà in tutto ciò che riguarda il suo ufficio, osservando sempre, nei suoi confronti, una perfetta obbedienza. Infatti, se non si comportasse così, è probabile che non l'osserverebbe neppure nei riguardi di nessun altro superiore. Giacché la vera obbedienza non guarda a chi si fa, ma per chi si fa; e se si fa soltanto per il nostro Creatore e Signore, è proprio a lui, Signore di tutti, che si obbedisce. Pertanto, non si deve badare affatto se si tratta d'un cuoco o d'un superiore di casa, né se è questo o quello a dare un ordine, perché, a ben comprendere, non è ad essi né per essi che si obbedisce, ma unicamente a Dio e unicamente per Iddio nostro Creatore e Signore.
[85] 30. Di conseguenza, è meglio che il cuoco non preghi chi l'aiuta perché faccia questo o quello, ma, sia pure con modestia, gli ordini e gli dica: "Fa' questo o quello". Poiché se lo prega darà piuttosto l'impressione di parlare da uomo a uomo. Ora, che un cuoco laico preghi un sacerdote di pulire le pentole o di fare qualcosa di simile, non pare né decoroso né giusto. Ma se gli comanda e gli dice di far questo o quello, farà vedere di parlare piuttosto da Cristo ad uomo, perché è proprio in nome di lui che gli comanda. E così la persona che obbedisce deve considerare e ritenere che le parole che provengono dal cuoco, o da altri che sia a lui superiore, sono come se provenissero da Cristo nostro Signore, se vuol riuscire pienamente gradito alla sua divina Maestà.