Walter Bottaccio
Alle soglie dei miei 40 anni eccomi qui "incatenato" per studiare ancora. Ciò che mi fa pensare e che non mi sarei mai immaginato 14 anni fa, quando misi in ripostiglio i libri della mia laurea in economia e commercio, che avrei continuato a studiare con sempre maggior gusto e voglia di approfondire. Chissà se questo non è segno dell'amore del Signore e della sua fedeltà a chi si affida a lui. Anche la formazione nella Compagnia di Gesù è stata essenziale nel permettere di orientarmi entro orizzonti sempre nuovi e stimolanti. Una formazione che per me inizia nel 1995 nel noviziato di Genova.
Due anni di esperienze intense e primo assaggio di cosa vuol dire la vita religiosa nella Compagnia di Gesù. Avevo, per esempio, lasciato a casa i miei scarponi da montagna. Credevo che i due anni di noviziato fossero dedicati interamente alla preghiera e alla carità. Che cosa c'entrano le scampagnate in montagna? Invece il camminare tanto mi ha impressionato.
Il primo giovedì di villa oltre 700 metri di dislivello. Schilpario e Bormio sono state vacanze dedicate ad escursioni da favola, ma anche con le vesciche ai piedi. Vesciche che sanguinavano durante il pellegrinaggio da Firenze alla Storta. Se non fosse stato per i miei trascorsi sportivi nel podismo e in particolare nel ciclismo non avrei retto e avrei confermato l'indole da pensionato tanto evocata dal nostro caro amico Sergio Zoggia.
Mi ricordo con piacere della vita comunitaria con i compagni provenienti non solo da varie parti d'Italia, ma anche da Malta, Romania e Spagna. Ho incominciato così ad aprirmi ad una delle caratteristiche della Compagnia: la sua internazionalità.
Poi arriva la filosofia a Padova: luogo di studio e desolazione. Un tempo per concepire nuove domande e nuove risposte entro un orizzonte più complesso, che all'inizio mi sembrava stretto, ma che alla fine mi ha consentito di guardare lontano. Anche se considero fondamentale quanto il Signore ha fatto per me nel farmi volgere lo sguardo su ciò che è nobile, giusto, degno di stima e che ha veramente valore, è doveroso considerare quanto è stato prezioso il contesto umano di provenienza. I miei genitori, anche se non molto religiosi, sono stati per me un valore incomparabile, un orientamento sicuro per la mia vita. Sono nato in Germania da una famiglia italiana immigrata nella provincia di Costanza. La capacità di adattarsi e l'abnegazione dimostrata ha permesso loro di guadagnarsi la fiducia e la stima dei tedeschi, tanto che io non ho mai sentito il peso di essere figlio di immigrati.
L'essere arrivato in Italia, precisamente a Montesilvano (Pe), a 11 anni non è stato facile. In particolare il dover cambiare la lingua è stato motivo di imbarazzo. Mio padre per garantire un sano sviluppo ha vietato a noi figli (sono il secondo di tre fratelli) di parlare in tedesco. Siccome in Germania non parlavamo l'italiano, siamo rimasti tutti per almeno una settimana in silenzio. Questo è stato il mio primo assaggio di come vivere gli EESS! Devo ringraziare molto il Rinnovamento nello Spirito e le amicizie giuste, perché sono state esse la base per la mia vocazione.
Da ultimo voglio considerare la mia vita tra i napoletani. Oltre ai tre anni vissuti a S. Luigi per la teologia ho svolto per due anni il magistero al Pontano. Sono stati cinque anni intensi e coinvolgenti. Mi ha sorpreso la capacità dei napoletani di saper rispondere con generosità e sincero impegno alle sollecitazioni, che li coinvolgono veramente. Che sia la sorpresa ad accompagnarmi nell'ordinazione presbiterale, affinché io possa rallegrarmi per quanto il Signore fa per tutte le persone.